Verybello: un vero pasticcio all’Italiana

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Presentato in pompa magna da un orgoglioso Ministro Franceschini, il nuovo portale dedicato agli eventi culturali che si svolgeranno durante il prossimo Expo di Milano è riuscito a far parlare di se, scatenando una violenta tempesta di critiche

di Stefano Mascioni

Oscar Wilde avrebbe dettoNon importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli.” Eppure, per qualche inspiegabile motivo, Il rapporto tra il web e la pubblica amministrazione è spesso fonte di vicende tragicomiche, e conti salatissimi, che certamente non fanno bene all’immagine dell’Italia.

L’ultima debacle in ordine di tempo è l’operazione verybello.it, il sito aggregatore di eventi culturali che dovrebbe guidare i turisti culturali alla scoperta del Belpaese durante l’esposizione universale di Milano (dal 1° maggio al 31 ottobre). Fortemente voluto dal Ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini, attraverso l’affidamento diretto all’agenzia Lola et Labora di Roma (sulla legittimità della procedura c’è chi ha da ridire) il portale è riuscito a scatenare un diluvio di critiche, attacchi (persino informatici da parte di alcuni hacker nella prima notte di pubblicazione) sberleffi e freddure da far impallidire la tempesta di neve che sta flagellando New York.

Il primo elemento a essere contestato da più parti (persino dal sindaco di Milano Pisapia ospite da Lilli Gruber a 8 e 1/2 nella puntata di lunedì 26 gennaio) è il nome, una fusione maccheronica che sa tanto di “Americano a Roma” e che strizza l’occhio ai turisti stranieri: la trovata può piacere o non piacere, ma è certamente singolare che all’ammiccamento verso i turisti esteri corrispondano solo contenuti in lingua italiana.

Secondo il Mibact, si sta già lavorando alle versioni in inglese, russo, cinese, spagnolo, portoghese, tedesco e francese, ma è possibile che un dettaglio del genere sia stato ignorato prima di andare on line? Tralasciando il diluvio di critiche riservate dalla rete alla grafica, anch’essa elemento opinabile, come è possibile andare online con un sito sull’Italia che taglia fuori dalla sua home page Calabria e Sicilia? Nella primissima versione infatti, le due regioni non comparivano nell’immagine d’apertura, eliminate dalla furia creativa di un progetto modificato in fretta e furia prima che siciliani e calabresi insorgessero!

Anche sotto il profilo tecnico, verybello sembra soffrire di limiti inaccettabili, tipici più di un blog sul cucito che di un portale ufficiale dedicato alla promozione turistica italiana.

Screenshot at gen 27 12-37-35Le oltre 500mila visite collezionate nelle sue prime ore di vita (un vanto che lo stesso  Franceschini ha prontamente twittato) hanno piantato immediatamente verybello, portale che invece dovrebbe poter reggere l’urto di milioni di visitatori in arrivo da tutto il mondo.

Non siamo ancora alla tragedia di italia.it, altro progetto web che doveva promuovere il BelPaese e che invece, come scrive lo stesso Gian Antonio Stella sul Corriere, assomiglia più ad un’occasione persa costata venti milioni di euro.

Fanno trasecolare poi le critiche mosse a verybello da Guido Scorza, che in un articolo sul suo blog per l’Espresso scrive Verybello manca completamente, di qualsivoglia policy relativa al diritto d’autore e le fotografie non hanno alcun “credit” che le attribuisca a questo o quel fotografo o titolare dei diritti. E’, naturalmente, una macroscopica violazione della disciplina sul diritto d’autore – della quale il MIBAC è custode ultimo e supremo – che esige si attribuisca ogni fotografia al fotografo che l’ha realizzata, riconoscendo, a quest’ultimo il diritto morale d’autore che gli compete.”

I bene informati dicono che, tra le altre cose, il dominio non è intestato al Ministero (che ha pagato la realizzazione del progetto) ma all’Agenzia che lo ha messo online, lo share su twitter non funziona mentre non c’è traccia di una versione mobile, con buona pace delle ultime statistiche che indicano in aumento esponenziale l’uso di smartphone e tablet, specialmente in ambito turistico.

Franceschini, da parte sua, difende a spada tratta verybello e rispondendo ad un’intervista del Fatto Quotidiano, puntualizza che VeryBello è costato “solo” 35mila euro (per ora, biognerà vedere quanto costeranno tutte le modifiche necessarie) e che sarà gestito da risorse interne con la collaborazione delll’Enit, che la gara per la realizzazione è stata fatta rivolgendosi ai fornitori digitali della pubblica amministrazione e che sono già state attivate le procedure per trasferire al Ministero il dominio del sito. Franceschini aggiunge che il TDLab non è stato coinvolto perché ha ormai esaurito il suo compito e non è più operativo.

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