Technohotel: l’albergo come un’astronave

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Un pò per creare interesse e attrarre nuovi ospiti, un pò per migliorare la propria efficienza, sono sempre di più gli alberghi che scelgono di applicare tecnologie sempre più sofisticate per rendere indimenticabili i soggiorni. Ecco le ultime tendenze

Non siamo in un film di Kubrik, ma la tecnologia più sofisticata si sta velocemente diffondendo negli alberghi di tutto il mondo. E a parte i casi limite (come l’hotel di Nagasaki che sarà interamente gestito da automi umanoidi) sono ormai disponibili diverse applicazioni, concrete e meno alienanti, che l’industria ricettiva sta progressivamente adottando, non tanto per sostituire la presenza umana, elemento fondamentale del concetto di ospitalità, quanto per assolvere compiti ripetitivi o pesanti, aiutando lo staff dell’hotel ad essere più veloce ed efficiente.

Al tempo stesso, l’adozione di sensori, automi, bracci robotici e diavolerie varie in stile Asimov è anche una precisa scelta di marketing, che punta a rendere più intensa e sorprendente l’esperienza negli alberghi 2.0.

Probabilmente, molte delle soluzioni più esotiche non sono contemplate dal recentissimo decreto Art Bonus per la digitalizzazione delle imprese ricettive italiane, ma al prossimo Mobile Meeting di Sausalito (California) il 23 e 14 febbraio si parlerà delle ultimissime novità in arrivo e dei risultati ottenuti da chi ha già imboccato la strada del futuro. Eccone un’anticipazione.

Robot facchini e servizio in camera automatico

Lui si chiama A.L.O. ed è il primo maggiordomo robotico ad essere entrato orgogliosamente in servizio presso l’Aloft Hotel di Cupertino (Gruppo Starwood) la stessa città dove, guarda caso, ha sede il quartier generale della Apple. Sviluppato dalla californiana Savioke A.LO. è un robot alto circa un metro che ha un vano di carico di circa 60 litri utili per inviare direttamente in camera tutto quello che gli ospiti desiderano. Una volta partito dalla reception, A.L.O. chiama da solo l’ascensore via Wifi, trova la stanza giusta e avvisa l’ospite di essere arrivato direttamente al telefono interno. Una volta aperto il vano ed effettuata la consegna, invece della mancia, A.L.O. richiede una valutazione del servizio ricevuto attraverso il suo touch screen integrato e in caso di voto massimo si esibisce in una breve quanto imbarazzante “danza di ringraziamento”.

 

I nostri hotel sono noti per l’offerta di esperienze tecnologiche avanzate, così ci è sembrato naturale adottare il programma A.L.O. presso la nostra sede di Cupertino” spiega Brian McGuinness, Senior Vice President di Starwood Select Brands.”A.L.O si ispira ai robot della nostra infanzia, con la produttività di Wall-E , l’umorismo di Rosie The Jetsons, ed esteticamente ricorda forse il più famoso di tutti i robot , R2D2 (il droide su rotelle di Guerre Stellari ndr). Siamo entusiasti del nostro nuovo impiegato robotico e non vediamo l’ora di ampliare ulteriormente questo progetto pilota, già l’anno prossimo.”

Yobot, il concierge

Yobot, il concierge robotico

Più pesante e concreto invece il lavoro di Yobot, il sistema di concierge automatico per la gestione di bagagli adottato dall’Hotel Yotel di New York. In pratica, se la stanza non è ancora pronta o se l’ospite ha già fatto il chek-out ma non vuole ritirare subito le proprie valigie, Yobot prende in consegna i bagagli, per poi stampare un codice a barre con cui l’ospite potrà ritirare in seguito quanto consegnato. Il tutto avviene davanti ad un’ampia superficie vetrata che lascia vedere i movimenti del braccio robotico, comandato da un touch screen.

La chiave? Non serve più
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Il sistema di riconoscimento della retina

Se la chiave della propria stanza si è trasformata negli anni, spesso assumendo le fattezze di una carta elettronica, ora l’ultima sfida è la totale smaterializzazione del supporto necessario ad aprire la porta. Qualche mese fa, sempre Starwood aveva annunciato il sistema di apertura via bluetooth, ma c’è chi è andato anche oltre, facendo diventare l’ospite stesso la chiave del proprio alloggio!

Il Nine Zero Hotel di Boston, ad esempio, ha adottato un sistema di riconoscimento della retina, qualcosa che fino ad oggi faceva parte dei film di fantascienza ma che pare riesca a garantire altissimi standard di sicurezza e praticità. L’Hotel Alma di Barcellona invece, ha adottato la tecnica “finger print” che si basa sul riconoscimento delle impronte digitali dell’ospite, sulla scorta di un sistema molto simile a quello messo a punto da Apple per l’ultima generazione degli Iphone 6.

C’è qualcuno in camera? Te lo dice il sensore

Una delle lamentele più frequenti, nate con il concetto stesso di Albergo, è la classica intrusione del personale delle pulizie in una camera dove l’ospite magari è ancora in déshabillé se non in situazioni imbarazzanti. I rimedi non mancano di certo, dalle direttive che impongono al personale di bussare e attendere 10 secondi prima di entrare, ai classici cartelli “Do not disturb” da appendere alla maniglia della porta. Ma all’Hotel 1000 di Seattle hanno volute sperimentare con successo una nuova techno soluzione. In tutte le stanze è stato installato un sensore ad infrarossi che rileva il calore del corpo e segnala, direttamente sul pannello esterno, la presenza di qualcuno all’interno della camera. Una soluzione a prova di “smemorati”, utile anche a rilevare uno dei parametri vitali umani.

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