Tassa di soggiorno: Airbnb la gestisce per i propri hosts

Il portale americano continua la sua politica di espansione aumentando i servizi ai propri host, per i quali ora è pronta a gestire l’odioso balzello anche in Europa, cominciando da Amsterdam

Se Airbnb sta facendo registrare una crescita impetuosa anche in questo inizio del 2015 un motivo c’è. Anzi, certamente più d’uno. Dal quartier generale di San Francisco continuano a sfornare idee, campagne (come l’ultima interessante #onelessStranger) e proposte per annichilire la concorrenza, cementare la community e rendere un servizio sempre più efficiente e completo ai propri host. I clienti di Airbnb infatti spesso non sono professionisti del settore ma semplici proprietari di immobili da mettere a reddito, che certamente vedono di buon occhio un servizio che li manlevi dalla gestione diretta dell’odiato balzello: la tassa di soggiorno.

AirbnblogoditoQualche anno fa una cosa del genere era impensabile, soprattutto per questioni politiche, ma dopo i primi risultati soddisfacenti a San Francisco, Multnomah County e Portland, ora il servizio sbarca in Europa, più precisamente ad Amsterdam.

Grazie ad un accordo con il governo della capitale Olandese infatti, dal 1° di 2015 Airbnb incassa direttamente la tassa di soggiorno dei propri host (5.5% del valore della prenotazione) girandola poi al fisco per conto del cliente, una semplificazione non da poco, resa possibile anche dalle snelle politiche fiscali dei Paesi Bassi. Gli hosts rimarranno ovviamente responsabili per tutti gli altri obblighi fiscali.

Questa è una buona notizia per i nostri hosts – spiega David Hantman di Airbnb – che beneficeranno di una semplificazione del processo di riscossione della tassa di soggiorno e rimarranno sempre aggiornati sulle leggi e i regolamenti in vigore nella loro zona”.
Inoltre – conclude Hantma – questo è un ottimo esempio di come stiamo lavorando in sintonia con i vari politici locali di tutto il mondo, in una progressiva regolamentazione del settore

L’Italia e il groviglio di norme

Secondo i bene informati, Airbnb vorrebbe estendere il servizio anche all’Italia, dove sta registrando performance di crescita da capogiro, facendo diventare il BelPaese uno dei mercati chiave di Airbnb, per stessa ammissione del Country Manager Matteo Stefanelli, che in un’intervista rilasciata a mysolutionpost afferma che “L’Italia è uno dei paesi chiave per Airbnb, e vogliamo continuare e crescere”. E’ evidente quindi, quanto questo servizio possa essere utile nel nostro Paese, magari abbattendo anche le

Il problema è che il tema tassa di soggiorno in Italia assomiglia più a un magma incandescente, in continuo movimento, piuttosto che a una politica fiscale chiara; se la legge di stabilità nazionale consente agli amministratori locali la facoltà di istituire il balzello turistico, sono proprio i politici regionali e comunali che stabiliscono in piena autonomia chi e quanto paga, dando vita ad un caleidoscopio fiscale che non ha eguali nel mondo, con la complicazione del colore politico.

Tra il nord e il sud del Belpaese le cose cambiano radicalmente, come dice anche l’ottimo rapporto dell‘Osservatorio Nazionale sulla Tassa di Soggiorno, che punta il dito anche su un’altro tema caldissimo, ovvero la destinazione del gettito fiscale che genera la nuova tassazione.

Riuscirà Airbnb a destreggiarsi anche nel labirinto politico/burocratico italiano?

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