Recensione falsa su Tripadvisor: denunciata

Scrive una recensione falsa e la titolare dell’hotel coinvolto la denuncia per diffamazione. La disavventura di una milanese in vacanza a Rimini fa il giro del web e ripropone il trito dilemma sulla bontà delle recensioni pubblicato dal sito più importante del mondo

 

Attenzione a scrivere una recensione falsa su Tripadvisor, può costare caro. Secondo le ultime notizie circolate in queste ore e riportate da diversi organi di stampa infatti, questa volta, a finire nei guai è una donna milanese di 37 anni, che avrebbe trascorso a Rimini le vacanze a cavallo di Ferragosto del 2014; ma invece di limitarsi a recensire la struttura dove ha effettivamente soggiornato, avrebbe lasciato una pesante stroncatura nei confronti di un’altro albergo (dichiarando addirittura che le era stato addebitato anche un pranzo di Ferragosto mai consumato ndr) che però non solo non ha gradito ma ha immediatamente avviato degli accertamenti per capire meglio cosa fosse successo, risalendo in fretta all’identità della turista, complici i dati del profilo autore del post.

D’altronde a Rimini si vive di turismo da sempre, e gli operatori turistici hanno parecchia familiarità con i più moderni sistemi di feed-back, tanto che già nel 2009 erano in subbuglio, scatenando il Codacons, l’Associazione dei consumatori presieduta da Carlo Rienzi che dichiarava alla stampa “come alcune recensioni negative di Tripadvisor, relative ad alberghi riminesi fossero sospette e, secondo gli stessi esercenti, a rischio falsità, recensioni che, di fatto, provocarono un danno alla categoria, spingendo i consumatori verso altre strutture e altre zone di villeggiatura”.

E infatti, dopo aver puntigliosamente verificato i registri delle presenze e parlato con i colleghi che avevano effettivamente ospitato la milanese bugiarda, la titolare dell’albergo diffamato avrebbe scritto sia alla turista sia a Tripadvisor per richiedere l’immediata rimozione della falsa recensione, ma dopo aver aspettato qualche giorno senza che nulla fosse cambiato, ha rotto gli indugi e ha presentato una denuncia per diffamazione presso gli uffici della Polizia Ferroviaria di Rimini, molto vicini all’hotel preso di mira.

Ora, la vicenda va presa con le molle, considerando la percentuale di bufale che invade la rete quotidianamente, ma se il tutto fosse vero, sorprende l’ingenuità della turista, che avrebbe scritto tranquillamente il falso lasciando la propria firma, un atteggiamento inspiegabile.

Sarebbe come se un ladro lasciasse il suo documento d’identità all’interno della casa che ha appena svaligiato.

Ma a prescindere dall’effettivo svolgersi dei fatti, che a questo punto saranno accertati dalla magistratura, il caso riporta alla ribalta la questione dell’attendibilità dei commenti che ogni giorno inondano la piattaforma del gufo, particolarmente amata dagli italiani, tanto che qualche mese fa fu dichiarata proprio una donna triestina la campionessa del mondo, con 8000 recensioni nel corso del 2014.

Multe, bufale e minacce

Non è la prima volta che un commento su Tripadvisor scatena un pandemonio. Questa estate infatti, per cercare di contrastare i commenti negativi alla propria struttura, i titolari del Broadway hotel di Blackpool non avevano trovato di meglio che multare con 100 sterline ogni bocciatura postata dagli ospiti, mentre è notizia di ottobre 2014 l’emissione della multa da 500.000 euro inflitta dall’antitrust italiana al noto portale per viaggiatori. Da parte loro, ristoratori e albergatori, denunciano che ormai i clienti più scafati brandiscono la minaccia del commento negativo come merce di scambio per ottenere sconti o trattamenti di favore, di contro, ci sono parecchie agenzie pronte a garantire, dietro compenso, commenti perfetti in grado di far schizzare il ranking della propria struttura.

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Il tariffario di recensionitrip.it

Di solito, non appena ne viene a conoscenza, Tripadvisor stronca questo genere di iniziative, ma che dire di recensionitrip.it? A tutt’oggi il sito della fantomatica agenzia è on line con tanto di listino prezzi che pubblichiamo.

La soluzione, forse, sarebbe subordinare la possibilità di una recensione all’emissione del documento fiscale, che potrebbe recare un codice valido per un certo numero di ore, utile a rendere possibile un contributo solo da parte di chi ha effettivamente fruito dei servizi che vuole giudicare, ma qui si pone un’altro annoso problema, di natura fiscale; come farebbero i clienti che pagano in nero?

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