Parity Rate vietata in Germania

bookinggermania

Dopo la decisione del governo Francese e la presa di posizione del parlamento Italiano, l’autorità antitrust tedesca ha vietato formalmente a Booking l’utilizzo della clausola della parity rate

di Stefano Mascioni

Ce ne siamo occupati parecchie volte durante l’anno, e non poteva essere altrimenti. L’argomento “parity rate“, ovvero la clausola contrattuale che impedisce agli albergatori di vendere le proprie stanze online ad un prezzo inferiore rispetto alle OTA, è una sorta di pietra miliare del mercato, spesso sopravvalutata in termini di efficacia, ma che comunque mantiene un suo valore politico e psicologico importante.

L’ultima novità di questa saga infinita arriva da Bonn, sede del Bundeskartellamt, l’Autorità per la garanzia alla concorrenza tedesca che con una comunicazione ufficiale, ha vietato formalmente a Booking.com di continuare ad utilizzare le clausole di parity rate entro il 31 gennaio 2016.

Mundt

Andreas Mundt

Le cosiddette “clausole di miglior prezzo” peggiorano sia la concorrenza tra i portali esistenti sia la concorrenza tra gli alberghi stessi” spiega il presidente dell’Autorità Tedesca Andreas Mundt. “In primo luogo violano la libertà degli alberghi di fissare i prezzi sui propri canali di vendita online – prosegue – e ci sono pochi incentivi per un hotel a ridurre i suoi prezzi su un portale di prenotazione, se allo stesso tempo è costretto a proporre prezzi più alti nel proprio sito, in secondo luogo , questa situazione rende ancora molto difficile l’ingresso sul mercato di nuovi portali a condizioni più vantaggiose, in conclusione, la clausola di ” miglior prezzo ” non porta alcun beneficio evidente per il consumatore

Secondo Mundt quindi, gli alberghi tedeschi sono finalmente liberi di pubblicare sul proprio sito un prezzo inferiore rispetto a quello pubblicato da Booking.com, generando benefici sensibili per i consumatori, per l’erario e per gli alberghi stessi, ma Booking ha già impugnato la sentenza e annuncia battaglia.

Intanto Bernabò Bocca, presidente italiano di Federalberghi gongola e “plaude alla decisione tedesca e si augura che il Parlamento italiano concluda in tempi brevi l’iter del disegno di legge sulla concorrenza, che sancisce un analogo principio, introdotto poche settimane fa dalla Camera dei Deputati a larghissima maggioranza (434 voti a favore, 4 contrari), sulla scia di quanto deciso dal Parlamento francese nell’agosto scorso“.

Con questa decisione, la Germania ribadisce la propria sintonia con l’Italia e la Francia e consolida il gruppo dei Paesi europei che hanno deciso di vietare le pratiche anticoncorrenziali imposte dai portali di prenotazione.

In base ai dati Eurostat, Italia, Francia e Germania possiedono la gran parte del mercato alberghiero europeo, con 124.176 alberghi (più del 60% del totale UE), che ogni anno ospitano 720 milioni di pernottamenti”.
In ogni caso, senza attendere l’approvazione del ddl concorrenza, anche in Italia già oggi è possibile contattare direttamente l’albergo (con una mail o una semplice telefonata) per verificare la disponibilità di termini e condizioni particolari o soluzioni personalizzate, difficili da trovare attraverso le OTA, ottenendo spesso condizioni nettamente più favorevoli; eppure, in molti sono convinti che il gap tra Hotel indipendenti e Big OTA, in termini di visibilità online, marketing e capacità tecnico-commerciale, sia ancora molto ampio e non sarà certo la clausola della parity a bilanciare la situazione.

E’ necessario un cambiamento culturale, un atteggiamento diverso che porti finalmente gli albergatori europei, e soprattutto italiani, a dominare la rete invece che subirla, come dimostrato da una ampia ricerca dell’Osservatorio sull’innovazione digitale del turismo  secondo il quale il 70% delle strutture italiane non ha un booking engine proprio, registrando casi in cui, addirittura, il personale della reception invitava a prenotare attraverso le OTA, percepite come canale più sicuro dai navigatori online.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *