Parity rate: la rivolta delle OTA

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La lobby di OTA e GDS punta alla cancellazione dell’articolo che elimina la parità tariffaria. Il provvedimento all’esame della 10° commissione del Senato rischia l’avvelenamento a un passo dalla votazione

di Stefano Mascioni

La partita per l’abolizione della parity rate (il vincolo che obbliga gli albergatori a pubblicare sul proprio sito gli stessi prezzi offerti dalle OTA) in Italia è ancora aperta.

Alessandro Nucara

Alessandro Nucara, dg di Federalberghi

Mentre Francia e Germania non hanno perso tempo e hanno già provveduto a rendere illegale l’obbligo di miglior prezzo, costringendo la stessa Booking a modificare i contratti con gli albergatori, in Italia non è ancora detta l’ultima parola e la pressione politica sull’argomento è molto forte. Per eliminare la parity rate dal Belpaese, dando finalmente soddisfazione alle richieste vigorose di Federalberghi (che ha pronto anche un ricorso al Tar) occorre attendere la fine dell’iter parlamentare sul DDL Concorrenza, che ha già incassato il si della Camera dei Deputati e che ora è all’esame della 10° Commissione del Senato , che ha le competenze su industria, commercio e turismo e che dal 24 febbraio scorso sta analizzando le carte che poi dovrà portare in votazione.

L’esito non è scontato e potrebbe andare in scena un nuovo capitolo della ritrovata sintonia tra il Premier Renzi e Denis Verdini, che fa parte delle stessa commissione di senatori.

La discussione finale in Commissione si dovrebbe tenere questa settimana e così, l’European Technology and Travel Services Association (ETTSA), l’associazione che rappresenta gli interessi dei sistemi di distribuzione globale (GDS) e delle OTA, ha scritto ufficialmente al Governo e al Parlamento italiani intimandogli di rispettare il diritto comunitario alla concorrenza, eliminando quindi l’articolo 50 del DDL Concorrenza, che introduce la nullità delle “clausole di parità tariffaria.”

Il testo esatto da portare in votazione a Palazzo Madama dice che:

“È nullo ogni patto con il quale l’impresa turistico-ricettiva si obbliga a non praticare alla clientela finale, con qualsiasi modalità e qualsiasi strumento, prezzi, termini e ogni altra condizione che siano migliorativi rispetto a quelli praticati dalla stessa impresa per il tramite di soggetti terzi, indipendentemente dalla legge regolatrice del contratto”.

e se passasse senza emendamenti, la questione sarebbe chiusa, ma la strategia di logoramento messa in campo da ETTSA ha già iniziato a dare qualche frutto.

E così, il Senatore Bianconi (Ndc Udc) ha proposto la cancellazione totale dell’articolo 50, puntando proprio sulla  violazione del diritto comunitario e sottolineando la divisione di competenze tra l’Antitrust e il Parlamento italiano, mentre i Senatori Lanzillotta (Pd), Schifani (Ndc Udc) e Fissore (Pd), hanno proposto una modifica ispirata agli impegni ‘clausola MFN ristretta’ adottati proprio dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per chiudere il caso italiano nei riguardi di Booking.com; gli emendamenti inoltre, richiederebbero la notifica del provvedimento alla Commissione europea, in conformità alla Direttiva 2015/1535 (sulle misure con impatto sul mercato unico digitale).

Insomma, la sabbia è arrivata agli ingranaggi della macchina politica, ora bisognerà vedere se il meccanismo s’inceppa, prolungando l’agonia della parity rate.

Christoph Klenner, ETTSA

Christoph Klenner, ETTSA

Il cosiddetto Articolo 50, è stato introdotto dalla Camera dei Deputati senza consultare gli operatori del settore e senza alcuno studio che valuti l’impatto della normativa, ed è molto probabile che sia incompatibile con i Trattati UE e le regole sulla concorrenza dell’Unione europea”, tuona Christoph Klenner, Segretario Generale dell’ETTSA, dimenticando però che in realtà gli operatori sono stati consultati eccome, tanto che qualcuno si è preso anche la briga di pubblicare su youtube alcune audizioni, come quella dello stesso Andrea D’Amico che rappresentava Booking.

L’Articolo proposto colpisce i distributori del settore del turismo, indipendentemente dalla loro posizione di mercato – prosegue Klenner –  è in conflitto con le libertà contrattuali e commerciali e viola i principi fondamentali dell’UE, come la libera circolazione dei servizi e la libertà di stabilimento, così come il diritto comunitario della concorrenza, andando a minare la sostenibilità del modello di business adottato dalle OTA; se la disposizione di cui al disegno di legge della concorrenza venisse approvata nella sua formulazione attuale, in ogni caso qualsiasi disposizione che riguardi i mercati online deve essere notificata alla Commissione europea in modo che questa possa verificarne la compatibilità con la disciplina UE, come richiesto dalla Direttiva 2015/1535 “.

E a rincarare la dose, ci pensa lo stesso Presidente di ETTSA, Jean-Philippe Monod.

I consumatori e gli alberghi, in particolare i più piccoli, che formano la spina dorsale del settore turistico italiano, saranno danneggiati – avverte – qualora l’Articolo 50 della proposta di legge sulla concorrenza fosse approvato.”

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