Parity rate, Booking non convince gli albergatori

Dopo le indagini sulla concorrenza avviate in Svezia, Francia e Italia, Booking fa il primo passo verso la revisione della clausola che blocca i prezzi, ma non convince gli albergatori, che attraverso Hotrec chiedono l’eliminazione totale di ogni vincolo tariffario

La questione è molto complessa e affronta uno dei nodi cruciali che regola il rapporto tra gli alberghi e le Ota, argomento che la Commissione Europea ha messo sotto la lente dell’Antitrust da tempo, attivando i garanti alla concorrenza in Svezia in Francia e in Italia, mentre in Germania, Regno Unito, Austria e Irlanda preparano nuovi accertamenti. Così, mentre la pressione politica sui giganti delle prenotazioni online sale, Booking.com propone le prime aperture.

Se fino ad oggi gli alberghi non erano liberi di decidere i prezzi sui canali concorrenti rispetto a Booking (come ad esempio Expedia o Orbitz) ora in Italia, Francia e Svezia lo potranno fare, praticando tariffe più vantaggiose. Non potranno però vendere a prezzi più bassi attraverso i sistemi di prenotazione diretta, come ad esempio il sito dell’albergo stesso, pena la risoluzione del contratto con Booking.  Lo stesso Andrea D’Amico, responsabile italiano di Booking.com, in una dichiarazione rilasciata al Corriere della Sera, ha specificato che quest’ultima condizione non è negoziabile, poiché metterebbe in crisi tutto il modello di business delle OTA, che a fronte di commissioni quantificabili in una fascia compresa tra il 15 e il 18%, spendono centinaia di milioni di euro all’anno in marketing, posizionamenti seo, traduzioni e assistenza 24 ore, sia per chi prenota sia per gli operatori turistici.

Come dire che non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, i servizi di promozione online costano e scatenare una guerra al ribasso tra OTA e alberghi non ha senso.

E’ un primo passo, ma l’impressione è che sia lontano dall’essere risolutivo, considerando che in Germania e in Gran Bretagna, dove il vincolo della parity rate applicato alla concorrenza è già stato eliminato da tempo, le authority locali si sono espresse negativamente, affermando che questo tipo di concessione non è ancora sufficiente per tutelare davvero il consumatore.

Eppure, per Booking.com si tratta del «miglior compromesso possibile», un tentativo di venire incontro alle richieste delle authority nazionali di liberalizzare ulteriormente l’offerta turistica di alloggi, in un’ottica di maggiore concorrenza sulla leva del prezzo, aprendo la strada ad una soluzione che possa valere per tutti.

Per Federalberghi, che della lotta alla parity rate ne ha fatto un vero e proprio cavallo di battaglia «ora è comunque troppo presto per valutare gli effetti sul mercato delle concessioni di Booking» mentre per Hotrec, l’associazione europea degli albergatori, si tratta di una concessione insufficiente.

Tre giganti controllano il 90% delle prenotazioni online, quando in Europa ci sono 200.000 strutture, principalmente medio piccole – spiega Christian de Barrin, Ceo di Hotrec – basta questa proporzione per rendersi conto di quale squilibrio ci sia nel potere di contrattazione, la difesa dei più piccoli è cruciale. Le autorità dovrebbero essere prudenti nel valutare la situazione e stabilire delle regole che sistemino il mercato una volta per tutte”.

 

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