Parity Rate: abolita dal ddl Concorrenza

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Il vento della rivoluzione francese arriva anche in Italia, dove viene fatto un primo passo importante nell’abolizione della parity rate per legge

Si sarebbe dovuto votare prima dell’estate, ma ora il ddl concorrenza, la legge che regolamenterà e sconvolgerà parecchi mercati, è stato approvato alla Camera dei Deputati con con 434 voti a favore e 4 contrari, validando il cosiddetto “emendamento Booking”, che consentirà agli albergatori italiani di offrire sul proprio sito i prezzi che ritengono più opportuni, con buona pace delle OTA.

Nello specifico, la norma prevede che sia “nullo ogni patto con il quale l’impresa turistico-ricettiva si obbliga a non praticare alla clientela finale, con qualsiasi modalità e qualsiasi strumento, prezzi, termini e ogni altra condizione che siano migliorativi rispetto a quelli praticati dalla stessa impresa per il tramite di soggetti terzi, indipendentemente dalla legge regolatrice del contratto“.
 
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ll post su FB dell’On. Alfreider subito dopo l’ok della Camera

Il primo firmatario è l’Onoreveole Tiziano Arlotti (Pd), ma l’abolizione della parity rate ha conquistato ampio consenso da parte di tutti gli schieramenti politici, con particolare riferimento al gruppo delle minoranze linguistiche guidato dall’Onorevole Daniel Alfreider, che ha immediatamente reso pubblica la propria soddisfazione, coronando una lunga battaglia contro lo strapotere delle OTA.

Renzi ci aveva già provato a maggio

Subito dopo lo scatto in avanti della Francia, che ha già vietato per legge la parity rate, già a primavera in Italia il Ministro del Turismo Dario Franceschini dichiarava che “la questione della parity rate deve essere affrontata a livello europeo, siamo assolutamente impegnati”.

Tanto da provare ad inserirla addirittura nella bozza del decreto Art bonus (quello che finanzia la riqualificazione delle strutture ricettive e anche il tax credit digitale) per poi approdare al ddl Concorrenza.

Per gli albergatori italiani, è presto per cantare vittoria, perché adesso il ddl concorrenza passa al Senato, dove il Governo non ha i numeri e dove la legge si potrebbe impantanare su altre questioni, considerando che la nuova norma andrà a regolamentare molti mercati, da quello per l’energia elettrica (che abolirà la maggior tutela dal 2018) ai farmaci di fascia c, dalle telecomunicazioni alle assicurazioni.

Ma sulla parity rate, una volta tanto, sembrano essere tutti d’accordo.

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