Il futuro si chiama airbnb

airbnb
Secondo una ricerca degli analisti finanziari Deutsche Bank, il futuro del travel online sarà targato airbnb, che con la sua crescita vigorosa non minaccia solo il business model degli hotel, ma sta diventando un concorrente temibile per le più grandi OTA del pianeta

All’inizio era un’idea semplice. Ho un posto letto in più in casa, perché non offrirlo a qualcuno che passa in città ? Un ragionamento di buonsenso, che però al suo interno conteneva il germe della rivoluzione peer-to-peer, un vero e proprio fenomeno sociale a livello planetario, che ha portato la società fondata da Joe Gebbia, Brian Chesky e Nathan Blecharczyk a capitalizzare in pochi anni oltre 20 miliardi di dollari.

Fondatori airbnb

I fondatori di airbnb, da sx Joe Gebbia, Nathan Blecharczyk e Brian Chesky

Gli esperti hanno già fatto scorrere fiumi di parole per spiegare il fenomeno, tuttavia, mentre nel vecchio continente s’inasprisce il confronto tra gli albergatori e le OTA (con il parlamento francese che pensa a leggi dedicate per abolire la parity rate e gli albergatori italiani pronti a trascinare in tribunale Booking.com) il mercato non aspetta e continua a mutare.

Secondo un report degli analisti di Deutsche Bank, di cui parla Caitlin Huston in un interessante articolo pubblicato da Marketwatch, rispetto a società come Priceline (che controlla Booking) airbnb sta crescendo molto di più sia in popolarità sia in potenzialità di vendita, diventando un competitor sempre più minaccioso, specialmente se dovesse davvero aggiungere gli alberghi al proprio eterogeneo database (che attualmente comprende persino igloo, case sugli alberi e intere isole).

Rumors di mercato dicono infatti che Hilton e Marriot siano pronte a saltare sul carro di airbnb, specialmente dopo che alcune ricerche di mercato hanno messo in evidenza come l’offerta del sito americano sia in grado di incidere direttamente sulle revenue degli hotel classici, facendo segnare una flessione media del 5% nel giro di 24 mesi.

Ecco perché i grandi gruppi alberghieri americani vorrebbero collaborare con airbnb, mentre nella vecchia Europa ci sono trattative avanzate con le più importanti catene di alberghi e bed and breakfast, ingolosite dalle commissioni al 3%, ben lontane dalla forchetta 15-25% normalmente applicata da tutti gli altri player.

Sull’argomento hotel, ad airbnb mantengono ovviamente il più assoluto riserbo, tuttavia, anche con il modello di business attuale, gli analisti Deutsche Bank sostengono che airbnb abbia una credibilità e una forza del marchio tali da renderla inevitabilmente leader di mercato nel giro di pochi anni.

Airbnb ormai ha le sembianze di un movimento culturale – si legge nella ricerca – e l’elevatissimo grado di affidabilità deriva da una altissima soddisfazione del cliente, considerando che più del 73% dei clienti di airbnb si dichiara almeno “molto soddisfatto”, quando la stessa ricerca indica il tasso di soddisfazione di Booking.com al 50% e Hotels.com al 54%”.

Insomma, grazie alla politica della “sharing economy”, ai suoi sistemi di verifica incrociati e a una gestione aziendale brillante, la società naviga a vele spiegate verso un futuro luminoso, considerando che lo stesso Joe Gebbia, per definire la sua creatura ha dichiarato che è “come una scuola divertente, dove per di più ti pagano.”

E in Italia, che rappresenta il terzo mercato del mondo dopo USA e Francia, questo modello sembra aderire con particolare efficacia. «Più di 2 milioni e 700mila viaggiatori hanno soggiornato con Airbnb in Italia dal 2008 a oggi. In questo momento abbiamo più di 150.000 alloggi disponibili e la crescita, anno su anno in questo momento è del 99%» dichiara a Il Sole 24 Ore Matteo Stifanelli, country manager per l’Italia.

Il parere di Google

Lo studio ha preso in considerazione anche la tipologia di clienti e la risposta della rete; malgrado airbnb sia ancora piuttosto penalizzata dalle ricerche organiche, Google trend evidenzia picchi d’interesse superiori a quello dei concorrenti che investono centinaia di milioni in pubblicità sia on-line sia off-line.

MW-DO649_airbnb_20150623142846_MG

Lo studio ha anche messo in evidenza che gli utenti di airbnb sono quelli che viaggiano di più, sono interessati sostanzialmente al prezzo dell’alloggio e sono generalmente più giovani rispetto agli altri utenti; più di un terzo infatti ha meno di 30 anni, rispetto al 16% delle altre OTA.

Ma non è solo una questione di numeri, quella che ha portato gli annunci di Airbnb da 30.000 a più di 1,2 milioni in tutto il mondo; è una vera e propria mutazione culturale, un paradigma che cambia e che, ad esempio, ha portato all‘accordo con gli organizzatori delle olimpiadi di Rio 2016, per le quali airbnb sarà il fornitore ufficiale degli alloggi.

O al fulmineo ingresso nel mercato cubano, scattato subito dopo il disgelo con gli USA, voluto da Obama e Raul Castro, e che ha già portato oltre 1500 “casa particolar” ad essere on line.

In conclusione, gli analisti sottolineano che la leadership di airbnb non sarà fulminea (ancora i numeri sono nettamente dalla parte delle OTA tradizionali) ma più a lungo termine, considerando che al momento lavora sostanzialmente con i privati e che la scelta di aggiungere gli alberghi potrebbe addirittura essere controproducente, in termini di immagine e credibilità.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *