HRS: in Germania è guerra alla parity rate

La clausola della parity rate continua a scricchiolare in tutta Europa. L’ultimo segnale del cambiamento arriva dalla Germania, dove la Corte di Dusseldorf ha rigettato il ricorso di HRS, che ora chiede regole valide per tutti

 

Non c’è pace per le OTA. Mentre l‘Antitrust Europea continua le sue indagini e attende nuove risposte dai giganti delle prenotazioni prima di emettere multe stellari, i segnali di un imminente cambiamento continuano a fioccare. L’ultimo in ordine di tempo è la recente sentenza della corte di Dusseldorf, che ha rigettato il ricorso di HRS rispetto all’abolizione della famigerata clausola “parity rate”, il legaccio che impedisce agli albergatori di vendere direttamente le proprie stanze a prezzi inferiori rispetto a quelli pubblicati nelle varie OTA.

Il fondatore di HRS Robert Ragge (a destra) con il figlio Tobias, amministratore di HRS

La nostra azienda è stata svantaggiata per quasi due anni spiega Tobias Ragge, amministratore delegato di HRSora il Tribunale federale ha il dovere di agire prontamente per creare condizioni di mercato uguali per tutti i player”.

Confermando la nostra decisione – spiega invece Andreas Mundt, presidente del Bundeskartellamt - la Corte d’appello regionale di Düsseldorf ha deciso su una questione fondamentale in merito alle restrizioni della concorrenza nella vendita on-line di stanze d’albergo e sistemazioni turistiche
Le clausole di “parity rate” – prosegue Mundt – in apparenza sarebbero utili ai consumatori, in realtà  limitano la concorrenza tra le piattaforme di prenotazioni alberghiere. I portali che richiedono minori commissioni dagli alberghi non possono offrire prezzi più bassi dell’hotel, rendendo molto più difficile l’ingresso di nuove piattaforme nel mercato”. “Grazie alla nostra decisione – prosegue Mundt – I consumatori ne beneficeranno, la concorrenza tra i portali porterà sia a prezzi più bassi sia a condizioni di cancellazione favorevoli e sarà più facile avere successo per i nuovi portali di prenotazioni alberghiere con servizi innovativi ”. “La nostra decisione farà giurisprudenza e servirà da orientamento per i procedimenti condotti dai nostri colleghi europei;  ovviamente, andremo avanti rapidamente e con decisione anche rispetto agli altri procedimenti in corso contro Booking ed Expedia, concorrenti diretti di HRS – conclude Mundt – mantenendoci in stretto contatto con le altre autorità garanti della concorrenza in Europa e con la Commissione Europea”

Probabilmente, HRS impugnerà la decisione del Bundeskartellam, rivolgendosi alla Corte di Giustizia Federale, ma un ribaltamento della sentenza sembra piuttosto improbabile.

In Italia intanto, Federalberghi accoglie con entusiasmo le notizie in arrivo dalla Germania.

Si conferma in tutti i Paesi Europei la validità delle ragioni che sosteniamo – commenta il direttore generale di Federalberghi Alessandro Nucara – e ci auguriamo che anche l’Antitrust italiana segua la linea della Germania. La clausola parity rate è vessatoria e contraria alle libera concorrenza“.

Federalberghi infatti, è in attesa della decisione dell’Autorità garante della concorrenza Italiana rispetto al procedimento nei confronti di Booking.com, che dovrebbe arrivare nel mese di aprile 2015.

“La sentenza tedesca ci fa ben sperare sugli esiti in Italia – conclude Nucara – anche perché le proposte avanzate da Booking nei mesi scorsi non ci sembrano sufficienti“.

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