Hotel, gay e l’Italia

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Secondo JFC, nel 2015 la comunità omosessuale italiana spenderà oltre un miliardo e mezzo di euro per le proprie vacanze, ma solo 1 soggiorno su 3 resterà nel Belpasese, considerato ancora poco sensibile a questo particolare segmento di mercato. Si salva solo il sud, Gallipoli la più trendy

In Italia mancherebbe un “vero sentimento di ospitalità” nei confronti dei turisti omosessuali, ma nel resto del mondo, le maggiori OTA hanno fiutato l’opportunità commerciale da un pezzo, mettendo a punto dei filtri ad hoc che permettono di prenotare strutture cosiddette “gay friendly”. E non è un caso se nella comunità lgbt italiana, il 65,9% dichiara di prenotare tramite i sistemi di booking on line, ben oltre la media nazionale, mentre il 17,5% si rivolge ad un’agenzia di viaggio e il 9,7% che prenota telefonicamente dopo un contatto via mail.

gayvilleCi sono anche decine e decine di portali nel mondo, come gayville ad esempio, che si sono specializzati in questo tipo di offerta, seguendo un vero e proprio modello di business che fa dell’orientamento sessuale il fulcro della scelta, un atteggiamento che spesso è figlio più di un ragionamento commerciale che di una sana emancipazione dell’offerta.

Eppure la ricettività italiana sembra ancora poco attenta nell’adottare politiche espressamente dedicate agli ospiti lgbt, che sempre più spesso decidono di andare all’estero per trascorrere le ferie. A dirlo è un recente studio di JFC, che quantifica in 1,568 milardi di euro il valore totale della torta, con una spesa media di 1.680 euro a testa per oltre 930.000 arrivi.

I turisti di questa ampia comunità – spiega all’ANSA Massimo Feruzzi, amministratore unico di Jfc e responsabile della ricerca – vanno alla ricerca di location con un alto livello di socializzazione, però possibilmente lontano dai luoghi comuni e soprattutto dalle persone che si frequentano quotidianamente. Si tratta di clienti che ricercano relazioni e la maggior parte di essi si muove in coppia, e anche per questo motivo non accetta aree di ghettizzazione. Purtroppo in Italia c’è ancora poca sensibilità e manca un vero sentimento di ospitalità“.

L’argomento è particolarmente scivoloso, ma tra le motivazioni che spingono il turisti Lgbt a non scegliere l’Italia ci sarebbero, tra le altre cose, la voglia di non soggiornare in “strutture con una chiara vocazione per il target etero delle famiglie con bambini” (42,6%), o “strutture con una gestione senza apertura mentale” (31,5%) o, più in generale, strutture che sono localizzate in destinazioni palesemente “non Lgbt friendly” (15,7%).

Come si faccia a stabilire se una gestione alberghiera denoti o meno apertura mentale lo studio non lo dice, così come non dice come si faccia a stabilire se una destinazione è palesemente “non lgbt friendly” ma tant’è, i turisti omosessuali hanno le idee chiare e sanno distinguere chi si limita alle parole e chi invece mette in pratica un vero sentimento di apertura.

E così, prendono quota le località estere, con l’isola di Lesbo fieramente in testa e non poteva essere altrimenti, ma con parecchi consensi anche per Mykonos e Stiges, rendendo la Grecia un piccolo paradiso omo. Vanno forte anche la Spagna, con Ibiza e Gran Canaria, la costa croata con particolare riferimento a Hvar, ma anche Nizza e le capitali eruopee come Barcellona, Parigi, Berlino, Londra e la cattolicissima Dublino.

Stranamente, nell’elenco non appare Amsterdam, da sempre all’avanguardia nei diritti sociali degli omosessuali.

In Italia i gay scelgono il sud, Gallipoli in testa
Gallipoli

Il centro storico di Gallipoli

Tra le destinazioni italiane preferite dalla comunità Lgbt nazionale, la maggior parte è nel meridione, con Puglia e Sicilia al top della classifica, bilanciate solo dalla Toscana. La località più trendy è Gallipoli (scelta dall’8,3%) davanti a Torre del Lago Puccini in Toscana (6,5%), frazione di Viareggio, storica roccaforte lgbt e fulcro del progetto “Friendly Versilia”, principale e più nota esperienza italiana di turismo gay. Subito dietro c’è l’emergente Catania con il 5,1% delle preferenze, davanti a Taormina (4,8%) altra località dell’isola tradizionalmente identificata come destinazione Lgbt, ma che ultimamente sta perdendo smalto. Altre destinazioni emergenti sono il capoluogo dell’Abruzzo Pescara (4,5%) e la campana Marina di Camerota (4,2%). Chiudono la classifica Otranto (4,1%), Marina di Bibbona (3,9%), Manfredonia (3,7%), Siracusa (3,6%) e l’inossidabile Riccione (3,6%).

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