Airbnb vince il referendum

Il colosso delle case vacanza vince la battaglia contro la legge che avrebbe voluto mettere severi controlli alle attività degli host

di Stefano Mascioni

San Francisco sta dalla parte di Airbnb. Può sembrare una notizia da poco, lontana dall’Europa e dalle sue regole, in realtà quello che si è tenuto nella città californiana è un vero e proprio referendum politico, un passaggio delicatissimo che chiedeva agli elettori californiani di stabilire se campare affittando case per brevi periodi su Airbnb sia un hobby o una vera e propria attività economica, stabilendo il confine ad un massimo di 75 notti all’anno.

Il 55 per cento degli elettori ha votato per respingere la norma.

Sarebbe stato un colpo duro per la stessa Airbnb, anche perché San Francisco, pur non essendo la città americana in cui è più presente, è comunque la comunità che ospita il quartier generale dell’azienda, che pur giocando in casa, per non rischiare ha investito più di 8 milioni di dollari (circa 7,3 milioni di euro) in una campagna elettorale contro la norma, che gli elettori hanno definitivamente respinto, facendo capire da che parte stanno; se la legge fosse stata accolta infatti, si sarebbe creato un importante precedente che avrebbe scatenato un pericoloso effetto domino e possibili class-actions, tanto popolari negli States.

Molti più controlli

La legge avrebbe voluto mettere sotto la lente sia agli appartamenti affittati che vuoti, imponendo ai gestori delle proprietà di consegnare presso l’autorità locale, in Italia sarebbe il Comune, un rapporto trimestrale che indicava il numero esatto di giorni in cui gli immobili erano occupati, sapendo che al 75° scattava la tagliola.

Sarebbe interessante osservare le reazioni dei padroni di casa italiani di fronte ad un provvedimento del genere, considerando quanto siano già tesi i rapporti tra gestori di case ed enti locali italiani.

In California, per chi provava a barare truccando i numeri, ci sarebbero state multe pesantissime, fino a mille dollari al giorno che avrebbero colpito sia il gestore dell’immobile sia la stessa Airbnb, aizzando persino i vicini di casa nel fare i controlli; i residenti entro 30 metri dalla proprietà infatti, sarebbero stati investiti dal Comune del potere di fare un esposto, un po’ come fanno gli ausiliari del traffico nelle nostre province, mandando su tutte le furie migliaia di automobilisti. E meno male che la legge è stata bloccata dal referendum, considerando la facilità con cui negli Stati Uniti si passa dalle discussioni animate alle pallottole.

Albergatori sconfitti

Eppure, a sostenere la “Prop F” (così come è stata chiamata la proposta di legge) c’era la lobby dei proprietari di hotel, dei lavoratori di settore, dei loro sindacati e degli attivisti per i diritti della casa, che ritengono Airbnb responsabile dell’aumento degli affitti, in una città frequentata da milioni di turisti in cui i prezzi erano già elevati; un insieme di oppositori agguerriti, che però ha raccolto solo 300 mila dollari (270 mila euro) per promuovere l’idea di una San Francisco “da condividere meglio”, Share better SF, fondi che poco hanno potuto contro la corazzata milionaria messa in piedi da Airbnb, che ha sfoderato tutte le sue capacità di comunicazione e partecipazione per vincere la partita.

Uno dei cartelli che invitavano il Comune a investire nella libreria

Uno dei cartelli che invitavano il Comune di San Francisco a investire nella libreria, facendola chiudere più tardi

D’altronde Airbnb nella comunicazione alternativa ci sguazza, e tra le tante idee che ha lanciato in questa occasione, c’è stata anche una massiccia campagna affissioni, che contenevano una serie di consigli alle autorità su come spendere meglio i fondi pubblici, specialmente quelli in arrivo dalle tasse di soggiorno, che a San Francisco Airbnb gestisce direttamente per i propri host; una scelta che ha scatenato furiose polemiche e che ha costretto al ritiro della campagna in pochi giorni, rilanciando il dibatto sul problema del costo delle case e della carenza di alloggi popolari, destinati a veterani di guerra, famiglie in difficoltà economiche, cittadini anziani, e portatori di disabilità.

In ogni caso per Airbnb la partita è vinta, ora bisognerà vedere da dove arriverà il nuovo attacco nei confronti del colosso di San Francisco, che sta iniziando a incidere troppo nelle dinamiche del mercato turistico, lasciando spiazzati i canali tradizionali.

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