Airbnb: su le commissioni per chi arriva da Google

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Dopo aver avviato diversi nuovi servizi e sperimentato la gestione della tassa di soggiorno, ora Airbnb ha deciso di alzare le commissioni per chi prenota inviato da Google. Per ora solo negli USA

di Stefano Mascioni

Se il mercato del booking online si fa sempre più complesso e affollato, (con la stessa Big G che ha deciso di entrare direttamente nel terreno delle OTA) anche la chiara identificazione dei prezzi diventa difficile; i servizi sono sempre più sofisticati e complessi, in modo da fidelizzare al massimo gli albergatori, coinvolgerli nel sistema senza farli scappare via.

Sempre più servizi a pagamento

AirbnblogoditoLa stessa Airbnb si è imbarcata nell’impresa titanica della gestione delle tasse di soggiornoavviando alcune collaborazioni sperimentali con grandi città come Amsterdam e San Francisco (in quest’ultima non è mancato qualche intoppo, considerando che ora il governo cittadino vorrebbe limitare il fenomeno degli affitti extralberghieri).

Ma tasse di soggiorno a parte, in genere le Big OTA non gradiscono la troppa “libertà” (vedi parity rate) o la troppa “intraprendenza” (vedi campagne Google Ads indipendenti) degli alberghi o dei B&B, considerando questo atteggiamento un tentativo di scavalcare lo schema di vendita che sta arricchendo i giganti americani.

La questione visibilità è una cosa che le grandi agenzie online (da Booking a Expedia, da Agoda a HRS) vogliono seguire con molta attenzione e senza interferenze, considerando che si tratta del più pesante investimento e anche del più delicato (il solo gruppo Priceline nel corso del 2014 ha speso 82 milioni di dollari in Google Adwords) , ago della bilancia nel futuro prossimo del booking online.

Ma se gli albergatori 2.0 stanno velocemente imparando a sfruttare a proprio favore le dinamiche del web, le regine delle prenotazioni reagiscono e studiano dei metodi alternativi per recuperare i costi.

L’ultima in ordine di tempo è Airbnb che, solo negli USA, ha avviato un nuova funzione sperimentale, che garantisce una visibilità extra su Google: chi riceverà prenotazioni da Airbnb generate da questa particolare campagna Google infatti, pagherà dal 10 al 15% in più di commissioni extra, direttamente caricate sul prezzo finale.

Una decisione che potrebbe scatenare un piccolo terremoto e che la stessa Airbnb spiega per filo e per segno in questa pagina.

Se arrivano da Google paghi di più

In pratica, Airbnb spiega il funzionamento dei nuovi annunci sponsorizzati su Google: agli host fa sapere che si tratta di un’attività necessaria se vogliono ricevere più prenotazioni ma offre anche l’opportunità di declinare l’invito a godere di questa visibilità extra e quindi rinunciare alle specifiche prenotazioni che arrivano dal motore di ricerca di Mountain View.

La nuova funzionalità per il momento è attiva solo su alcune strutture negli Stati Uniti ma è sicuro che se verrà estesa in tutto il mondo farà discutere. E magari darà nuovi spunti alle Ota su come far finanziare ai clienti le campagne di marketing online.

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